Sant’Agata Fossili è un comune di poco più di trecento anime sulle colline tortonesi,
nel preappennino ligure-piemontese. Dal 1871 porta l’appellativo “Fossili” per i continui
ritrovamenti di resti marini — conchiglie, coralli, gasteropodi — che affiorano
dalle marne grigio-azzurre lungo il Rio Mazzapiedi.
Qui si trova la sezione geologica tipo di questa formazione: strati del Miocene superiore,
depositati nove milioni di anni fa in un mare calmo e profondo.
Dalla seconda metà dell’Ottocento si sviluppa la coltivazione della vite, che oggi trova
nelle marne ricche di litio la sua vocazione più autentica: il Timorasso. Tra filari, boschi
di castagno e sentieri che tagliano le argille, Sant’Agata è un museo a cielo aperto che non
ha bisogno di vetrine, perché la terra qui è già esposizione.

Luce è il Timorasso di Agathamarne.
La freschezza, il sole, il riflesso
sulla terra bianca, l’immediatezza delle note
delle marne di Sant’Agata Fossili.

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